Tendopoli S. Ferdinando, un’alleanza in nome del diritto alla casa per tutti

Agostino Pantano

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Tendopoli san Ferdinando

Il prof. Alberto Ziparo è un urbanista, e non è sembrata per niente campata in aria la scelta di affidargli la stesura di una proposta per arrivare allo svuotamento degli accampamenti dei migranti di San Ferdinando.
Nell’assemblea di presentazione del nascente “Comitato per il riutilizzo delle case vuote della Piana di Gioia”, con la sala consiliare del piccolo centro del Reggino riempita da cittadini, sindaci, politici e rappresentanti di realtà associative venuti da tutta la Calabria, non si è mai dissolto l’intreccio tra la risposta di civiltà che occorre dare all’emergenza abitativa degli stranieri e la pianificazione che serve per riqualificare il patrimonio abitativo di un territorio di 170.000 abitanti e 33 Comuni.
I migranti, intesi anche come una risorsa per rivendicare il “diritto alla casa” di tutti, sono stati considerati quindi come i possibili “nuovi alleati” di una campagna che unisce la lotta allo sfruttamento e il progresso complessivo del territorio.
La riflessione è partita dal dato regionale, con il 40% del patrimonio residenziale calabrese vuoto e con una proporzione di 1 cittadino per ogni alloggio, fino a proporre ai sindaci del territorio che sta intorno alla tendopoli “la redazione di short list di proprietari disponibili a protocolli speciali per l’uso sociale delle case vuote”.
Suggellata dalla partecipazione fra gli padre Alex Zanotelli e Mimmo Lucano, l’assemblea ha attutito bene il senso di poche contestazioni non organizzate e senza bandiere di partito – un paio di cittadini che hanno rumoreggiato dal pubblico e che non hanno parlato quando è stato offerto loro il microfono – incassando la disponibilità dei sindaci di Polistena e Cinquefrondi, Michele Tripodi e Michele Conia, pronti a muoversi anche per una pianificazione extracomunale che recuperi fondi da destinare alla riqualificazione delle strutture.
Del resto, hanno ricordato gli organizzatori, tale indirizzo nuovo e condiviso sta emergendo anche dai Tavoli convocati in prefettura, con la Regione (nel pubblico si sono visti i consiglieri Sebi Romeo e Gianni Nucera) che si è detta non più disposta a finanziare interventi tampone – come il trasferimento dei migranti dalle tendopoli ad un campo container da realizzare ex novo -, direzione che peraltro realizzerebbe un intendimento già sancito in un Protocollo prefettizio stipulato già nel 2016 dai sindaci e da 3 associazioni.
Sulla difficile conciliazione dei tempi medio-lunghi di un possibile “Piano casa” con quelli brevi, che occorrono nell’emergenza odierna di una baraccopoli a perenne rischio incendi, si è diffusa la segretaria territoriale della Cgil, Celeste Logiacco, che ha formulato il suo sostegno al Comitato – del cui nucleo fondante fanno parte i rappresentanti dell’Usb – mentre nell’intervento di un lavoratore migrante, rilanciato da una successiva nota stampa polemica del movimento “Campagne in lotta”, è arrivata la richiesta di far partecipare anche gli abitanti del ghetto nel nuovo organismo.
La prima uscita pubblica del nascente Comitato, salutata con soddisfazione nell’intervento del sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, è servita sopratutto per iniziare a ragionare più compitamente sull’uscita dalla logica emergenziale stringendo “un’alleanza – di questo ha parlato fra gli applausi l’ex parlamentare Peppino Lavorato – tra calabresi e africani” , anche perchè il problema è comune e lo sarà sempre di più: il costo annuo sopportato dal ministero per un sistema abitativo disumano, che non piace a nessuno, si aggira intorno ai 250.000 euro e non è detto che questi fondi saranno erogati per sempre (anzi).