Salonicco, Fatima la giovane studentessa musulmana che è andata ad incontrare i profughi

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Salonicco

Da bambina quando viaggiavo in macchina passavo tutta la notte sveglia finché non arrivavo a destinazione. In questo viaggio ho dormito per tutto il tragitto affinché potessi sognare la Grecia.

 
Sono partita con la Carovana resistente, un progetto a cui ha aderito la mia scuola “Panella-Vallauri” e ho vissuto giorni intensi, incontrando uomini, donne e bambini, profughi. Sono una studentessa, ma sono anche presidente regionale Calabria dei Giovani Musulmani d’Italia e ho portato il mio cuore in Grecia, per condividere con i “miei fratelli” la sofferenza e sperare in un futuro migliore. Abbiamo portato aiuti umanitari, ma abbiamo portato anche i sorrisi, gli abbracci, la voglia di vivere e di essere insieme. È stato un viaggio che ho assaporato ogni attimo.
Quando sono arrivata a Salonicco ho aperto gli occhi e ho visto lo splendido mare. La prima persona che ho incontrato è stato Mosa, un giovane uomo siriano, di 35 anni, padre di tre figli. Mosa (Leggi qui) ha vissuto nel campo di Indomeni, con sua moglie e la sua famiglia.
“Ho fatto l’amore sotto una tenda- una disperazione sconfitta con un atto d’amore, un freddo diventato caldo grazie a due cuori innamorati”, racconta questo profugo e le sue parole arrivano al cuore e la sua sofferenza brucia. 
Ho sentito tante storie, ho percorso tante strade con la mia penna ed il taccuino per cercare di capire cosa sta accadendo nella vicina Grecia. 
Un viaggio che ha cambiato la mia prospettiva di vita- I have a dream, ho un sogno ovvero diventare un avvocato per difendere i diritti del mio popolo e non solo dell’intero mondo- Lei è Rojin una mia coetanea con un sogno. Mentre raccontava la sua storia mi ritrovavo in lei: notti senza prendere sonno, notti piene di lacrime e di sofferenza. Solo che Rojin dorme sotto una tenda al freddo, io sotto un tetto con i termosifoni accessi, io vado a scuola, lei da 4 anni non può più andare. Spero che un giorno ci rincontreremo a lottare per quei diritti che lei ha perso in questa Europa che apre le porte e poi le richiude in faccia a bambini come Imane, che in un attimo mi abbraccia, mi bacia e mi regala il suo elastico in segno di affetto e sua madre mi offre un the. 
In questo viaggio ho visto sofferenza, disperazione, ho incontrato tanti profughi che hanno lasciato la loro terra a causa della guerra e adesso in questi campi vivono un’altra guerra: quella psicologica dovuta alla troppa sofferenza.
La Calabria è vicina ai profughi in Grecia: EquoSud- Rivientu- la scuola Panella Vallauri (La Carovana) hanno dimostrato, con questa Carovana, che le barriere, sia fisiche che culturali si devono abbattere e che tutti “siamo sotto lo stesso cielo, ed il cielo è di tutti”.

Scritto da Fatima El Amrani