Salonicco, E’ nata Kaijn, simbolo di vita per i rifugiati nel limbo dei campi in Grecia

0
561
Salonicco

E’ nata Kajin. In curdo signifiva: dov’è la vita.
Kajin è la figlia di Rukasc e di Mosa, una giovane coppia curda siriana, costretta a vivere nel limbo, intrappolata in Grecia, a Salonicco.

 
Mosa Kalil ha 33, la giovane moglie Rukasc 25. Hanno già due figli: uno nato in Siria, l’altra in Turchia ed ora Kajin in Grecia.
Kajin e’ il simbolo di una nuova speranza di vita per la famiglia Kalil, scappata dalla terribile guerra in Siria ed anche per tutti i rifugiati che da mesi vivono nei campi in Grecia in condizioni difficili.
Mosa, e la sua famiglia, è partito da Aleppo, in Siria, insieme a suo fratello Mustafà con la moglie Evin e i loro quattro bambini. Da Aleppo ha oltreppassato le montagne per scappare dalla Siria, poi hanno attraversato tutta la Turchia e nella tremenda traversata del mare Egeo, Mosa ha salvato la vita ai suoi cari, per giungere in quell’ Europa che anziché accoglierlo ha continuato a negargli il diritto di vivere.
Ad Aleppo, Mosa e Mustafà erano ricchi, avevano case e due fabbriche di mobili. Hanno deciso di andar via dalla Siria dopo l’arrivo dei terroristi. Oggi non hanno più nulla.
Ma i sogni e la forza di andare avanti e di credere in un furturo migliore non li hanno mai abbandonati.
Hanno vissuto nel campo di Idomeni e lì hanno sempre portato aiuti agli altri profughi. Qui, li ha conosciuti anche Enzo Infantino, volontario indipendente, che ha preso a cuore la storia della famiglia Kalil. La Calabria, così, si è mobilitata per raccogliere aiuti da portare nei campi profughi ma anche per sostenere e aiutare la famiglia Kalil nell’andare a vivere a Salonicco in un appartamento. Tutto nasce con Calabria X Idomeni, della quale organizzazione Enzo Infantino è stato uno dei promotori, che  subito ha “adottato”, sostenendo fino ad ora, la famiglia Kalil. Enzo Infantino, poi, ha aggregato una rete di solidarietà che è passata da I Pagliacci Clandestini, fino alla odierna Caravona Resistente, per non lasciare solo Mosa e i suoi familiari e per portare aiuti ai profughi bloccati nei campi della Grecia.
“Mosa Kalil ieri è diventato papà per la terza volta, – ci racconta Enzo Infantino. Ho provato una grande emozione aver potuto condividire con Mosa e Rukasc questo bellissimo momento. Questa mattina prima di tornare in ospedale dalla moglie e dalla bambina ha voluto che lo accompagnassi nel campo profughi Alexyl nei pressi di Salonicco perché voleva consegnare alcuni aiuti umanitari che la Carovana solidale e resistente ha portato dalla Calabria. Poteva godersi il momento di gioia per la nascita di Kajin ma ha continuato, come sta facendo da mesi, ad andare nei campi per dare una mano, lui da rifugiato, ad altri suoi fratelli rifugiati. Anche per il suo carattere forte e resistente non potevamo e non possiamo lasciarlo solo in questa battaglia per la libertà”.
Lo sgombero di Idomeni ha, infatti, concentrato un gigantesco numero di profughi nei diversi campi della zona di Salonicco, a pochi chilometri dal confine, ora blindato, con la Macedonia. I centri sono l’anticamera in cui si decide il futuro dei migranti.
Qui si avviano le procedure di pre-registrazione secondo il sistema degli hotspot e i migranti attendono le risposte alle domande di asilo o di ricongiungimento familiare, o ancora all’adesione al programma di ricollocamento.
Stando all’accordo stipulato tra Ankara e Ue, chi non sarà riconosciuto come rifugiato, se arrivato in Grecia dopo il 20 marzo, sarà rimpatriato in Turchia.
I tempi di attesa sono incerti: un anno, forse due. Di sicuro c’è solo che il programma di ricollocamento fatica a decollare: secondo uno studio riportato da openmigration.org, delle 160 mila relocation previste entro il settembre 2017 ne sono state effettuate solo 3 mila.
Tempi incerti, dunque, ma per la famiglia Kalil c’è la certezza che la vità è adesso, e che la loro piccola Kajin è già il loro sguardo al futuro in una Europa senza barriere e divisioni.