Poesia/ Vince con i voti on line Nicoleta Nicolau

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Poesia/ Vince con i voti on line Nicoleta Nicolau

Conosciamo da vicino la poetessa Nicoleta Nicolau, che grazie ai voti online vince la sezione Poesia, con l’opera Apriamo gli occhi ttp://www.immezcla.it/concorso/item/663-apriamo-gli-occhi.html ottenendo così un bonus di 30 punti, che si andrà a sommare alla classifica finale della giuria di qualità e decreterà il vincitore finale del concorso Fabula e intreccio.
Ecco quello che ci ha raccontato Nicoleta Nicolau.

Sono nata in Romania, a Ramnicu Valcea.
Ho 34 anni. Faccio la mamma a tempo pieno e la scrittrice quando posso.
Vivo a Calascibetta (EN) dal 2006.
Come sei arrivata in Italia?
Sono venuta in Italia seguendo l’amore.
Quando hai iniziato a scrivere?
Mi piace scrivere sin da 14 anni. Ho anche letto molto. Ho cominciato a scrivere poesie proprio a 14 anni. Ho scritto per lo più poesie d’amore. Sicuramente sarà questo il sentimento che fa nascere il desiderio di scrivere, di esprimere con l’aiuto dei versi i sentimenti, quelli più radicati nel cuore, nella mente.
Cosa vuol dire per te essere immigrato?
Non mi sento certo in difetto ad esserlo anzi, mi sento compiuta, più arricchita dal punto di vista culturale, ho imparato un’altra lingua (senza considerare il dialetto). Ho aggiunto al mio “bagaglio” tutto ciò che c’è di meglio qui. Il vivere qui mi ha portato molti cambiamenti. Ho dato “voce” alla mia passione cominciando a scrivere il mio primo romanzo-fiaba proprio in italiano. Sono oramai quattro anni da quando scrivo le poesie in direttamente in italiano. Essere immigrato significa poter raccontare qualcosa agli altri e anche ai miei figli. Sono stati anche momenti poco piacevoli durante questi anni ma guardo sempre la parte buona delle cose.
Cosa pensi della possibilità di dare la cittadinanza italiana a chi è nato in Italia?
Mi sembrerebbe giusto dare la cittadinanza italiana a chi è nato in Italia. La maggior parte delle persone nate in Italia restano qui, vanno all’asilo, a scuola, all’università. Quindi fanno la vita all’italiana, imparano e parlano la lingua italiana, studiano in questa lingua ma soprattutto la storia dell’Italia, gli scritti e le poesie degli scrittori e dei poeti italiani. Perché non dare loro anche la cittadinanza? Perché non farli sentire parte di questo paese? Un feto, è attaccato nel grembo della madre attraverso il cordone ombelicale; nasce e riconosce la madre per l’odore, cresce e riconosce la madre per tutto ciò che hanno vissuto assieme ma soprattutto per l’amore con cui è stato cresciuto. Un figlio si sente al sicuro, protetto quando accanto a lui c’è la madre perché sa che lei gli darà tutto, anche la vita al bisogno.
L’Italia dovrebbe essere la madre di tutti quelli nati qui, figli di italiani o di stranieri e offrire loro “accoglienza”, il calore, l’interesse e l’amore. Se però manca il cordone ombelicale o meglio la cittadinanza, per quanto tempo potranno restare questi figli vicini alla madre?
Cosa ne pensi delle politiche migratorie italiane?
Non saprei risponderti perché ho avuto veramente pochissimo tempo per approfondire questo tema e sono molto dispiaciuta per questo. Ti posso dire soltanto che il rispetto è la chiave di tutto. Se che viene in Italia, avesse rispetto per il paese, conformandosi alle regole e rispettando la legalità, sarebbe tutto più semplice.
Io, non posso andare ospite a casa di qualcuno e obbligarlo a farmi dormire nella sua stanza da letto, decidere di spostare mobili oppure il menu. Rispettare per essere rispettati.
Penso pure che un paese che ospita immigrati debba cercare di ascoltare e di venire incontro a loro.

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Paola Suraci
Giornalista indipendente. Mi occupo di Sud, di terre dove l'emarginazione ha diverse facce. Racconto storie di uomini e donne che lottano per non arrendersi, per cambiare, racconto un altro Sud che spesso non ha voce. Guardo al Mediterraneo e ai fenomeni migratori auspicando la mescolanza di culture.