Libro / Kajin e la tenda sotto la luna racconta le storie dei rifugiati siriani

Maria Natalia Iiriti

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In una tenda, sotto la luna, viene concepita la piccola Kajin. E questa è una bella notizia. La tenda è una delle tante di un campo per profughi sfuggiti dalla Siria in guerra, dal Pakistan e dall’Afghanistan mentre la luna illumina il piccolo centro agricolo di Idomeni, Grecia, Europa. E questo è un miracolo.

Kajin e la tenda sotto la luna- Storie di rifugiati siriani in territorio greco è un libro potente, doloroso come uno schiaffo, tenero come un abbraccio.

Scritto a quattro mani da Enzo Infantino, volontario in missioni umanitarie, e Tania Paolino, giornalista, con la presentazione del giornalista Arcangelo Badolati e la prefazione dello scrittore Gioacchino Criaco, il libro ci guida lungo le cause della guerra in Siria, nel ricordo di una Aleppo vivace e seducente prima della guerra, oggi offesa e svuotata dopo anni di conflitto. E ci accompagna, soprattutto, attraverso le tende del campo profughi di Idomeni, paese greco al confine con la Macedonia, una delle nazioni che fanno parte della cosiddetta “rotta balcanica”, tragitto preferito dai profughi per entrare nell’Europa continentale e settentrionale, e precisamente in Paesi come la Germania o la Svezia.

Ma questa rotta viene preclusa ai profughi: dal mese di aprile del 2015 la Macedonia decide di chiudere le frontiere e respingere i richiedenti asilo che aspettano. A Idomeni. Il nome del paesino greco diventa in un attimo famoso, rimbalza su tutta la stampa e le televisioni internazionali. La genesi di Idomeni è un rifiuto. Idomeni è un luogo di attesa, un’anticamera dolorosa, fatta di fango e sofferenza, un non -luogo in cui tutto è difficile e tutto è possibile. Idomeni è un’ingiustizia a cielo aperto, una ferita che non guarisce, un purgatorio che è già inferno. Idomeni è l’annullamento dei diritti civili garantiti dai trattati internazionali: il diritto alla salvezza per chi scappa dalla guerra, il diritto alla circolazione per chi desidera ricominciare una nuova vita altrove, il diritto all’istruzione per i bambini costretti a lasciare la scuola, il diritto alla salute per chi sta male e non ha nulla, il diritto a vivere dignitosamente la già difficile condizione di profughi.

Ma per gli autori non è stato solo questo. Idomeni è stato il luogo in cui per un anno, tutto è stato difficile ma tutto è stato possibile, il dolore e la gioia, il pianto e il sorriso, l’oblio e la memoria. Enzo Infantino e Tania Paolino hanno scelto di condividere la loro esperienza, di raccontarci quello che hanno visto a Idomeni attraverso la vita dei protagonisti. Emerge così il punto di vista di chi, a Idomeni ci vive da sempre, ci lavora, ci è tornato per necessità, o ci è andato per un atto d’amore.

Ci viene incontro la generosità di una donna anziana che da bambina è stata profuga, la solidarietà dei pescatori, la forza silenziosa delle donne che hanno affrontato la vita nonostante le ferite della violenza e della guerra, la musica di un violino salvato dalle bombe, la luce nell’indifferenza che hanno portato i volontari da ogni parte del mondo in un piccolo centro greco, alla frontiera con la Macedonia, gli occhiali un po’ storti attraverso i quali un bambino punta lo sguardo su quello che si è lasciato indietro, su quanto lo circonda e su quello che lo attende.

Storie di rifugiati, storie di volontari, storie di residenti. Storie resistenti.

Kajin e la tenda sotto la luna  è edito da Luigi Pellegrini editore. Il ricavato dalla vendita del libro sarà destinato a progetti destinato ai bambini vittime del conflitto siriano.