Libri / I luoghi del Mediterraneo, negli itinerari letterari e geografici di Costa

Anna Foti

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Enrico Costa

«Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’Italia. Nella quale, assai presso a Salerno, è una costa sopra ’l mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la Costa d’Amalfi, piena di piccole città, di giardini e di fontane e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatanzia, sì come alcuni altri. Tra le quali città dette, n’è una chiamata Ravello». Nella quarta novella della seconda giornata del Decamerone, così scrive Giovanni Boccaccio che a lungo visse a Napoli, all’epoca già capitale del Mediterraneo, a sua volta nei secoli culla di civiltà.

La Marina da Reggio a Gaeta (quest’ultima richiamata con Catona anche da Dante nell’VIII canto del Paradiso) è il cuore pulsante degli “Itinerari Mediterranei. Simboli e immaginario fra mari, isole e porti, città e paesaggi, ebrei cristiani e musulmani nel Decameron di Giovanni Boccaccio” (Città del sole edizioni 2011), scritto dal docente universitario di Urbanistica della Mediterranea di Reggio Calabria, Enrico Costa, nato a Messina e adottato da Reggio, scomparso qualche giorno fa a Roma, dove si era recato per essere sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.

Con questo romanzo di formazione, con prefazione curata del collega di origini romane Renato Nicolini, indimenticato docente, lungimirante architetto, creatore dell’Estate Romana e fine intellettuale scomparso nel 2012, Enrico Costa ha lasciato al lettore la possibilità preziosa di un viaggio che trasforma ogni meta in una nuova partenza per altri affascinanti luoghi da scoprire e da collocare nella geografia della cultura millenaria e contemporanea, della storia, della letteratura, della musica e dell’arte di cui il Mediterraneo è traboccante.

Itinerari Mediterranei, la cui genesi è intrisa dei colori e della forza suggestiva ed evocativa dello Stretto tra Reggio e Messina, luogo che ispirò anche l’artista Antonello, riserva come punto di arrivo emblematico la città di Gerusalemme con la sua bellezza e i suoi conflitti, la sua essenza irriducibile e imperitura di crogiuolo di culture, religioni e identità, oltre che di relazioni commerciali e di contatti economici.

Sulla scia de “Livre des Marveilles” di  Marco Polo, delle orientali “Le mille e una notte” e de “Le città invisibili” di Italo Calvino, anche quello di Enrico Costa è un libro che racconta un viaggio carico di evocazioni e suggestioni ma anche di luoghi fisici fatti di gente, popoli e storie che stimolano l’analisi e l’esplorazione di quanto è già accaduto, accade e di ciò che continuerà ad accadere. Un osservatorio sul mondo che cambia, capace di progresso e di regressione al contempo. Una prospettiva coinvolgente dal grande potenziale critico, il cui punto di osservazione è incentrato in uno dei luoghi più narrati ed importanti per la storia antica e recente dell’Umanità, il Mediterraneo, oggi anche cimitero che accoglie copiosamente e silenziosamente le vittime del mare e sovente teatro di svilenti scontri politici tra Paesi e visioni del mondo e della storia.

Luogo ancora oggi strategico per l’Europa intera, in cui non solo si crea sviluppo e si contaminano culture, ma in cui oggi si salva o si condanna l’ultima umanità, in cui si riscatta la storia di un Occidente, che ha depredato angoli di mondo senza etica e senza senso alcuno di responsabilità verso il Prossimo, oppure proliferano le pagine oscure del diario della coscienza del mondo.

Oggi il mare Mediterraneo è emblema delle tragedie che si consumano tra le onde che inghiottiscono vite e speranze. I popoli oggi lo solcano non solo per incontrarsi ma anche, spesso non sopravvivendo, per inseguire il sogno essenziale di un’altra vita possibile.

Quella antica metafora di viaggi e incroci di culture e popoli, specialmente alle nostre latitudini appunto “mediterranee”, continua a rivivere negli scritti antichi e moderni, non  mancando spesso di stridere con la bruciante contemporaneità, scandita da croci e da lutti, da contraddizioni e promesse disattese tra quelle onde, che tuttavia in quella storia più antica trova anche la sua genesi.

Proprio laddove la Civiltà, o quel che ne resta, tocca il suo fondo dopo avere alimentato la sua essenza, lì è il luogo da cui ricominciare. Questa una delle suggestioni più belle suggeriteci dal professore Costa che, scrutando e narrando il Mediterraneo dove è nato e dove ha vissuto da fervido osservatore ed intellettuale, ha chiuso il suo romanzo con un potente e sempre più necessario interrogativo:

“(…) E allora perché non porsi l’obiettivo di ricreare le condizioni per un’irreversibile ed attiva riscoperta del paesaggio, rigenerando le nostre radici, perché si possa “rilanciare” e “riattivare” il  «Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’Italia….»? Perché non fare dell’incipit della quarta novella della seconda giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio una priorità tra le priorità? Perché assieme alla Democrazia non restituire all’intero Mediterraneo – oltre a diritti fondamentali come libertà, lavoro, qualità della vita – anche il diritto all’identità e al Paesaggio Mediterraneo, come espressione di una, sua pur composita e per questo unica, civiltà’?”