Lampedusa, i bambini colorano per dimenticare gli orrori vissuti

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Lampedusa

Disegnano sotto la grande tenda. Ahmed, Isac, Solomon, tracciano con le matite colorate, su un foglio di carta, le paure e gli incubi vissuti. Piccoli eritrei sopravvisuti al naufragio, accolti a Lampedusa, devono lottare per decodificare l’orrore vissuto: il viaggio prima, il naufragio dopo e in alcuni casi la morte dei propri cari.

Giocano, inseguono una palla tra i viali lerci e sovraffollati, cercano di tornare alla vita e aspettano di andar via da Lampedusa.
Destini diversi per i minori accompagnati e quelli invece arrivati da soli, ma per tutti c’è all’interno della Casa della Fraternità della parrocchia di San Gerlando uno spazio a Misura di Bambino e Adolescente dove, un’equipe professionale di Save the Children (composta da educatori, uno psicologo e un mediatore culturale), con attività ludico ricreative li aiuteranno ad elaborare il proprio vissuto e superare i traumi subiti, in base alle procedure dell’organizzazione, consolidate a livello internazionale, e dai volontari coordinati dalla Caritas.
“I bambini hanno una forte capacità di resilienza, ma bisogna accompagnarli con attenzione in un percorso di recupero, soprattutto in un contesto in cui sono privati dei luoghi e delle attività che in quanto routinarie, rappresentano delle certezze. Hanno compiuto viaggi durissimi, alcuni di loro hanno perso i propri cari nel naufragio della scorsa settimana e ora sono costretti a vivere in un centro in condizioni disastrose. I nostri operatori specializzati li affiancheranno in un ambiente sereno, facendo loro svolgere attività laboratoriali espressive e di gioco, per aiutarli gradualmente a sentirsi al sicuro. Inoltre, grazie al sostegno di Bulgari, distribuiremo beni di prima necessità.”, dice Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.
“È uno dei segni di sostegno e tutela dei più bisognosi, frutto di una comunione e collaborazione tra organismi che rende concreta la grande solidarietà espressa in questa occasione e rende tangibile la carezza del Papa verso i più piccoli. Un modo per rinnovare la vicinanza alla comunità locale e a tutti coloro che arrivano su quest’isola, a partire proprio dai bambini” commenta don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, che nei giorni scorsi da Lampedusa aveva rilanciato con forza la necessità di un approccio globale al tema dell’immigrazione e dell’asilo, auspicando anche l’apertura di corridoi umanitari.
Ma oltre al sostegno per i minori c’è molto altro da fare.
L’Italia ha affrontato negli ultimi anni l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati solo in termini di emergenza, -secondo Save the Children – senza poter contare su un sistema nazionale organizzato, con l’effetto immediato di esporre proprio chi come i minori è più vulnerabile a rischi anche gravissimi. Proprio per questo lo scorso 25 luglio Save the Children, che opera da anni a Lampedusa con i minori, ha presentato una prima proposta per un disegno di legge per la protezione e la tutela dei minori stranieri non accompagnati. Tra le principali misure contenute nella proposta di legge l’uniformazione delle procedure di identificazione e accertamento dell’età; l’istituizione di un sistema nazionale di accoglienza, con un numero adeguato di posti e standard qualitativi garantiti; l’attivazione di una banca dati nazionale per governare l’invio dei minori che giungono in Italia nelle strutture di accoglienza dislocate in tutte le regioni, sulla base delle disponibilità di posti e di eventuali necessità e bisogni specifici dei minori stessi (attraverso una “cartella sociale”); la garanzia di un fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati che non gravi sulle spese dei Comuni di rintraccio; la presa in carico e un sostegno continuativo per i minori in condizioni di particolare vulnerabilità (come le vittime di tratta e di sfruttamento o i richiedenti asilo).
“I migranti, e tra loro migliaia di minori spesso non accompagnati, fuggono da guerre, persecuzioni, fame e povertà per raggiungere le coste italiane – Lampedusa e la Sicilia, ma anche Calabria e Puglia. Occorre far fronte a questo fenomeno e mettere in campo adeguati strumenti e risorse per evitare il ripetersi di queste tragedie”.