Immigrazione, gli studenti a Lampedusa per ricordare il 3 ottobre

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Studenti a Lampedusa

Hanno voglia di parlare, di raccontare quanto hanno vissuto a Lampedusa durante la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”.

Emma, Anna, Martina e Michela sono giovani studentesse, quattordici anni appena, ma già consapevoli di cosa voglia dire “migrare”, “essere straniero”. Loro sono studentesse dell’istituto tecnico “Piria” di Reggio Calabria e sono state selezionate nell’ambito del progetto “L’Europa inizia a Lampedusa” promosso dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e dal Comitato “3 ottobre”, in occasione della giornata della memoria e dell’accoglienza. Una delegazione di oltre 200 studenti, provenienti da tutte le regioni d’Italia e da tutta Europa, accompagnati dai loro docenti, si sono ritrovati nell’isola siciliana dal 30 settembre al 3 ottobre 2017 a quattro anni esatti dal naufragio al largo delle coste lampedusane in cui persero la vita 368 migranti.

Immezcla incontra le ragazze subito dopo il rientro da Lampedusa e l’emozione vissuta è ancora forte e le studentesse hanno voglia di trasmettere agli altri la forza dell’esperienza vissuta.

Accompagnati dalla professoressa Caterina Chisari, hanno partecipato a workshop, incontri e laboratori per approfondire i temi dell’immigrazione, dell’integrazione e dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

La marcia a Lampedusa

“Sono stati giorni bellissimi, -raccontano- lì abbiamo ascoltato dalla voce dei sopravvissuti cosa vuol dire attraversare il mar Mediterraneo, ma abbiamo anche capito che quello è solo l’ultimo tratto di un viaggio che dura mesi e a volte anche anni, per queste persone che sono costrette ad abbandonare il proprio paese e gli affetti”.

“Abbiamo capito quanti pregiudizi ci sono- evidenzia Emma- e soprattutto che ci viene fornita una immagine del fenomeno migrazione che non è reale: i media ci dicono che l’Italia è invasa, ma poi se si guardano i dati reali si evince che l’Italia ha accolto meno rifugiati di tanti paesi europei”.

Anche Anna e le altre ragazze hanno la voglia di condividere l’esperienza vissuta “perché portare conoscenza vuol dire sconfiggere i pregiudizi e le paure verso “l’altro” verso lo straniero. Si ricorda la strage del 3 ottobre, ma sappiamo bene che nel nostro Mediterraneo sono morti tanti, troppi, bambini, uomini e donne in cerca di raggiungere la Fortezza Europa”.

“È stato emozionante partecipare alla marcia conclusiva, alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso, della ministra Valeria Fedeli e delle altre autorità. Abbiamo fatto sentire la nostra voce, affinché simili tragedie non abbiano più a ripetersi, ribadendo con forza che l’Europa inizia a Lampedusa e confermando quella terra campione di accoglienza e integrazione”.

L’e-book Cara Umanità

Essere a Lampedusa, però, anche per le studentesse reggine è stata l’ultima tappa di un percorso: hanno lavorato, progettato ed ideato un e-book di poesie e piccoli pensieri con il quale hanno vinto la selezione.

“Oggi più che mai la nostra terra è approdo di profughi, carichi di speranze, in cerca di un futuro, – spiega professoressa Caterina Chisari. Nel nostro istituto, Raffaele Piria di Reggio Calabria, si evidenzia una rilevante presenza di alunni stranieri che si avvicinano alla scuola dell’obbligo con enormi difficoltà, soprattutto di tipo linguistico e psicologico.

Per questo motivo, la scuola ha sempre cercato di attivare interventi finalizzati a rimuovere situazioni di svantaggio per far sviluppare la propria identità personale e culturale trasmettendo agli alunni valori quali l’accoglienza e l’inclusività”

Un e-book, dunque, per parlare di migrazioni. Daniele Sciuto, studente del “Piria” è colui che è riuscito a materializzare le poesie e i pensieri delle compagne di scuola. Daniele è bravo con la grafica e padroneggia il computer e così ecco che il lavoro di squadra ha dato vita a “Cara Umanità (per leggere l’e-book cliccate qui)

“La scelta dell’e-book, fatto di poesie e piccoli pensieri di alunni della scuola di diversa nazionalità, è stata concepita per arrivare più velocemente all’animo non solo dei giovani come noi, nativi digitali, ma soprattutto dei più adulti che, a volte, sono riluttanti di fronte a tanta sofferenza e disparità.

L’obiettivo è stato trasmettere i sentimenti che già proviamo: unica appartenenza, solidarietà, nessuna distinzione. Vogliamo far capire quanto il sentirsi diverso possa fare male, che l’essere diverso non riguarda il colore della pelle, l’etnia o la religione ma, semplicemente, l’amare ciò che l’altro non ama o avere un pensiero diverso. Abbiamo voluto testimoniare che non esistono vere e proprie barriere se non quelle mentali che vanno superate, perché l’unica razza è quella umana nelle sue diverse sfumature che ci rendono tutti “speciali”. Anche la scelta del titolo “Cara Umanità”, non è stata casuale, bensì dovuta alla voglia di inviare un messaggio a tutta l’Umanità, nella sua interezza”.