Immigrazione / Ventimiglia, ultimo lembo della costa italiana

Andrea Panico

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Ahmed continua a cercare di riscaldare le mani alternando il calore del fuoco a quello del vapore che gli esce dalla bocca. Ha le scarpe da ginnastica verdi che sono completamente bagnate e solo una felpa di due taglie più grandi in cui affonda il mento nel tentativo di ripararsi dal freddo. Intorno a lui, la tendopoli di fortuna allestita dai migranti sotto il ponte è un cimitero di tentativi di fuochi semi spenti al vento, teli di plastica e scarpe spaiate e peluche sporchi di fango.

Tre anni dopo la chiusura della frontiera, la crisi relativa all’accoglienza può definirsi tutt’altro che risolta. Le politiche securitarie introdotte dall’ex Ministro dell’Interno Minniti avranno ridotto i flussi verso l’Italia, ma dal comune ligure continua altalenando una presenza costante di uomini, donne e minori diretti verso la Francia, la Germania e altri paesi europei.

Il passo della morte ricomincia ad essere battuto

Possono cambiare le rotte, ciclicamente riprendono ad essere battuti alcuni sentieri piuttosto che altri ma, al pari di una tela di lino leggera utilizzata per tentare di bloccare il corso di un fiume, non si formano altro che nuovi ruscelli. E così, il passo della morte che quest’estate era stato luogo di terribili “incidenti” ricomincia ad essere battuto e lungo le rotaie del sottopassaggio di Roverino continuano a tagliare l’orizzonte le ombre del solito gruppo di adolescenti che s’incamminano verso la frontiera.

Nella Val […] non aspettano altro che il ritirarsi delle nevi per cominciare a contare i morti di quelli che hanno tentato di entrare in Francia a meno venti gradi e quasi in ciabatte” esclama una donna sulla quarantina fuori il bar dell’Hobbit, uno dei pochi esercizi commerciali che sin dall’inizio si è prodigato per la causa offrendo cibo ai bambini e alle donne che arrivavano senza denaro.

Fuori dalla stazione continuano ad aspettare l’ultimo treno da Milano i passeurs che promettono la via sicura per la Francia. Tra le fila di quest’ultimi non ci sono solo migranti ma anche italiani e francesi che non di rado chiedono alle giovani donne sesso in cambio di un passaggio sicuro sulla loro vettura fino alla prima uscita autostradale appena fuori l’Italia.

Tutto come avviene da mesi, da anni, la sola differenza è il clima surreale che respira la città su cui sferza il gelo e la neve da due giorni. Durante la settimana probabilmente più fredda degli ultimi trent’anni, ancora oltre 200 migranti continuano a dormire sotto il ponte, tanti adolescenti soli, ancora tante ragazze vittima della prostituzione. Nonostante in occasione dell’eccezionale freddo la prefettura ha disposto la sospensione del controllo delle impronte digitali per incentivare l’accesso al Campo Roja alle donne e ai minori c’è ancora tuttavia poca fiducia nel cercare un ricovero nei container allestiti dalla CRI e in molti preferiscono dormire all’addiaccio.

La chiesa delle Gianchette apre le porte ai migranti

E’ per cercare di fronteggiare tale occasione che nel pomeriggio di giovedì la Chiesa delle Gianchette, che ha ospitato fino a luglio donne e minori migranti fino all’obbligo di chiusura da parte delle autorità, ha riaperto alla solidarietà lasciando che uomini e donne potessero ripararsi fino a sera e consumare un pasto caldo.

Puntuali arrivano tuttavia le proteste di quella parte di residenti del quartiere] che, passando davanti [la chiesa] e osservando i volontari Caritas e dello spazio Eufemia distribuire il cibo sotto l’acqua e la neve, inveiscono contro la diocesi e il comune. “Molti d loro sono gli stessi che di domenica entrano in chiesa pregando Dio, gli stessi che battendosi il petto chiedono perdono e l’assoluzione”, esclama una volontaria.

Ventimiglia si può considerare sotto molti punti di vista la cartina tornasole non solo degli effetti nefasti di quella parte di politica che da anni esacerbera i toni del confronto relativo ai temi della sicurezza e dell’immigrazione, ma anche delle decisioni che in questi mesi Bruxelles sta adottando in tema. Ahmed non ha idea di cosa sia una commissione parlamentare e di chi decida o no del suo futuro. Vuole solo raggiungere i suoi amici, la sola cosa che gli resta dopo l’inferno libico, e vivere in Inghilterra. Ahmed ignora che la nuova proposta della Commissione LIBE approvata dal parlamento europeo, rimodula il diritto del minore che arrivato in Italia e raggiunto un altro paese europeo chiede asilo, a restare ed essere accolto, obbligandolo invece a scegliere tra una rose dei quattro paesi meno impegnati sul fronte accoglienza.

Gira il viso verso il buio sbiascicando qualche parola in arabo verso il nulla del freddo della sera. Politiche del genere, mirando solo a tamponare con misure drastiche i movimento secondari, accantonano tragicamente il concetto di interesse superiore del fanciullo e continuano a non tener conto della più imprevedibile delle variabili: quella umana, la determinazione del singolo individuo ad agguantare i propri sogni. E i sogni non hanno confini.

Ahmed chiamami se ti dovessero respingere nuovamente dalla Francia

Se lo dovessero fare, tenterò di nuovo, e poi ancora e di nuovo. ”.