Immigrazione, La “caccia al nero” colpisce ancora: Soumaila è morto

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Soumaila tendopoli rosarno

La caccia al nero, qui in questa terra del Sud, è un “gioco” che dura da più di vent’anni. Qui, nella Calabria dove la ‘ndrangheta comanda e fa ancora paura, si muore anche di razzismo.

Nella campagne calabresi, nella Piana di Gioia Tauro, la caccia al nero è un tiro al bersaglio, o con armi, o investendo chi in bicicletta torna dai campi, dopo una lunga giornata di lavoro, nella tendopoli di San Ferdinando, episodi questi denunciati pubblicamente da Emergency che proprio a Rosarno ha attivo un ambulatorio per offrire assistenza sanitaria ai migranti.

L’ultimo ad essere rimasto colpito a morte è Soumaila Sacko aveva 29 anni. Era un bracciante e viveva nella tendopoli di San Ferdinando. Dopo una lunga giornata di lavoro, pagata per pochi euro, era andato a cercare delle lamiere, per la sua baracca, in una vecchia fabbrica abbandonata sulla Statale 18, vicino Rosarno. Alle 20.30 qualcuno, a distanza di 60 metri, gli ha sparato colpendolo alla testa. Soumaila è morto. Con lui c’erano due suoi amici Madiheri Drame, 30 anni, e Madoufoune Fofana, 27 anni, che sono rimasti feriti, tutti regolarmente residenti in Italia.

Sale dunque il bilancio dei morti, che è un bollettino di guerra. Episodi gravissimi, che ritornano faticosamente alla narcotizzata memoria calabrese, come la strage del’11 febbraio del ’92, con due algerini uccisi a colpi di pistola nelle campagne della Piana. E quella del febbraio del ’94, con un ivoriano cadavere e due feriti gravi. Il corpo di un altro africano è stato trovato in decomposizione due anni dopo. E chissà quanti altri morti mai ritrovati, quanti giovani dispersi che nessuno cerca. Una guerra, da sempre legata al racket dello sfruttamento delle braccia, che ha nelle rivolte del 2009 e del 2010 due momenti intensi di una lunga e ventennale spirale di violenza. Morti dimenticati. Colpevolmente.

Adesso, in un Paese dove il clima di terrore e di razzismo sta crescendo, si grida contro il nuovo Governo targato Lega-CinqueStelle, ma la verità è ancora più amara e occorrono strategie diverse, per fermare questa violenza.

Intanto l’USB dichiara lo stato d’agitazione e duramente afferma: “Ce ne hanno ammazzato un altro. Dopo Abdel Salam a Piacenza un altro lavoratore migrante, il ventinovenne maliano Spumatila Sacko, interno al percorso di lotte di USB tra i braccianti della piana di Gioia Tauro, è stato ammazzato ieri sera”. Secondo l’Usb “Nessun motivo dietro l’aggressione, nessun rapporto era mai esistito tra i migranti che si spaccano la schiena nella raccolta di agrumi della Piana e l’assassino. Basta la pelle nera, basta sapersi protetto e condiviso dalle dichiarazioni del neo ministro degli interni Salvini, di quello prima Minniti e di quello prima ancora Alfano”.

Usb, sciopero dei braccianti

L’Usb punta il dito contro il neo ministro degli Interni Salvini: “Legittima difesa, respingimenti, pugno di ferro, fine della pacchia: è sulla scorta di queste indicazioni che l’assassino ha ritenuto un suo diritto aprire il tiro al bersaglio su Soumaila e i suoi fratelli.Non c’è un solo responsabile, non c’è nessuna casualità, c’è un clima di odio costruito ad arte da chi cerca di scaricare sui migranti la rabbia di chi è colpito dalle politiche di attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie richieste dall’Unione Europea e attuate da tutti i governi”.

“Che i tempi sarebbero stati duri per i migranti e per chi si organizza per ottenere i propri diritti si era capito dal giorno dopo le elezioni del 4 marzo- aggiunge la nota- e durante tutta l’ignobile farsa della nascita del nuovo governo. Minacce ad ogni piè sospinto ai migranti, truce e continuo appello a una legalità che non è giustizia sono stati il leit motiv di un clima che ieri, a San Calogero, si è materializzato nell’assassinio di Soumaila e il ferimento di un altro fratello migrante”.

“Daremo una risposta- conclude Usb- la più grande possibile, a questo omicidio, cominciando dallo sciopero generale dei braccianti proclamato dall’USB per lunedì 4 giugno e dalla manifestazione nazionale già convocata a Roma il 16 giugno a Roma“.