Immigrazione, morti nel Mediterraneo: recuperate le salme

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Sono tredici le salme finora recuperate dalla Marina militare sui fondali teatro di quella che il 18 aprile scorso, con 700 morti, è la più grande tragedia del Mediterraneo. Sui 4 dei corpi recuperati in container a -20 gradi in un’apposita area all’interno dell’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania, sono già stati effettuati  accertamenti medico legali. Le complesse operazioni, nate dalla collaborazione tra Comune di Catania, Prefettura, Procura, Forze dell’Ordine, Vigili del fuoco, Protezione civile, Azienda Vittorio Emanuele, sono partite alle 5,30 del mattino di ieri, quando è giunta nel porto una nave della Marina Militare con a bordo i corpi, all’interno di container. La Marina ha provveduto al trasporto nell’ospedale e poi le operazioni di apertura del container e di trasferimento nell’area appositamente attrezzata delle salme è stata condotta da una squadra speciale dei Vigili del fuoco.
Gli esami medico legali sono cominciati alle 10,30. Per i primi quattro corpi – tutti maschi verosimilmente di origine nordafricana e di età tra i 23 e i 30 anni morti presumibilmente per annegamento – sono già stati prelevati tessuti per ricostruire il dna, che servirà a identificare le salme. Gli accertamenti medico legali sono condotti – alla presenza di Polizia Scientifica e Mobile – da esperti dell’Università di Catania e degli atenei di Palermo e Messina coordinati dalla prof. Cristina Cattaneo.
“Si tratta – ha detto il sindaco di Catania Enzo Bianco – di un’operazione di grande rilevanza umanitaria voluta dal Governo e alla quale si sta lavorando da giorni. L’assessore Valentina Scialfa, che coordina per il Comune le operazioni, mi ha riferito dell’estrema complessità dell’organizzazione per via dei problemi legati alla parte scientifica e anche alla sicurezza”. “Qui a Catania – ha spiegato Valentina Scialfa – abbiamo dato il via a una tipologia di operazioni diversa da tutte le altre e che mette insieme una serie di complesse procedure che stiamo armonizzando e codificando proprio adesso”.  “Una volta – ha concluso Bianco – che saranno stati portati a termine tutti gli accertamenti, ci faremo carico, così come fatto in passato, di organizzare una cerimonia funebre e la sepoltura delle salme di questi migranti morti mentre cercavano di raggiungere la terra promessa”.
Su indicazione del Prefetto di Catania sono state recuperate 13 bare prelevate da un’azienda confiscata alla mafia. La Marina militare, per le operazioni di recupero, ha impiegato il cacciamine Gaeta, una unità navale da ricerca costiera, nave Leonardo, e la nave Gorgona come unità di supporto, oltre a un team del Gruppo Operativo Subacquei di Comsubin. Nel corso dell’operazione è stato utilizzato anche un robot sottomarino filoguidato. Una volta a bordo della Gorgona i corpi, con la supervisione dei medici della Croce Rossa Italiana imbarcati, sono stati sistemati in un container refrigerato con il quale sono stati portati a Catania.

Scritto da redazione

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Paola Suraci
Giornalista indipendente. Mi occupo di Sud, di terre dove l'emarginazione ha diverse facce. Racconto storie di uomini e donne che lottano per non arrendersi, per cambiare, racconto un altro Sud che spesso non ha voce. Guardo al Mediterraneo e ai fenomeni migratori auspicando la mescolanza di culture.