Immigrazione, Associazioni insieme contro i decreti Minniti

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sit-in delle associazioni contro i decreti minniti

Critiche al decreto sicurezza e immigrazione Minniti le hanno espresse subito, ma oggi le associazioni che in questi anni si sono battute per i diritti dei più deboli hanno fatto sentire le loro ragioni in conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Una conferenza stampa organizzata da Sinistra italiana e Possibile, le organizzazioni che si occupano di diritti umani: Asgi, Arci, Antigone, Sbilanciamoci, Cild e Centro Astalli.

I due decreti, adesso rispettivamente in discussione alla Camera e al Senato, – secondo le associazioni – producono una doppia discriminazione: sulle persone povere e sui richiedenti protezione internazionale, tutto in una “logica securitaria che guarda alle prossime elezioni e, in particolare, a togliere voti alla Lega e al centro destra”.

Una mobilitazione nazionale a partire dal 21 marzo. Contro i due provvedimenti Minniti Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale dell’Arci, ha annunciato una mobilitazione che partirà il 21 marzo, giornata internazionale contro il razzismo. “Pensiamo che questi provvedimenti vadano respinti in tutti i modi – afferma -. Sono strumenti elettorali che aumentano la folle corsa alla discriminazione dei poveri, dei migranti, degli ultimi. Per questo ci mobiliteremo, cercando di spiegare agli italiani come i due decreti produrranno solo ulteriori sprechi e lungaggini burocratiche”. Per Filippo Civati di Possibile i due decreti Minniti sono gravi quanto il jobs act e quindi “inaccettabili sul piano politico”.

Il disagio sociale affrontato per via penale. Il primo provvedimento sotto accusa è quello che ampia il potere dei sindaci per ragioni di decoro urbano. “Il decreto sulla sicurezza urbana ha un chiaro intento punitivo sulla povertà – sottolinea Giulio Marcon di Sinistra italianaIn pratica, si mette in campo una normativa securitaria che darà ai sindaci la possibilità di intervenire sul disagio sociale affrontandolo per via penale. Secondo noi c’è un problema di civiltà giuridica: queste norme introducono un imbarbarimento della società”. Per Marcon si tratta di un approccio securitario e incostituzionale, per questo – dice – “regaleremo ai capigruppo Tempi difficili, il romanzo di Charles Dickens per ricordare loro come venivano trattati i poveri nel passato e come non si dovrebbero trattare più”. Anche per Carlo de Angelis, del Cnca, i due provvedimenti rappresentano “un passaggio indietro nell’affermazione dei diritti. Nel frattempo il governo procede a una riduzione secca del fondo per le politiche sociali: il combinato di tutto questo produce una situazione allarmante, il contrario di quello che chiedevamo”. De Angelis ha ricordato il provvedimento anti-rovistaggio nei cassonetti della sindaca di Roma, Virginia Raggi: “stiamo criminalizzando i poveri, ed è insopportabile”. 

Su immigrazione si ricalca il decreto sicurezza di Maroni. Per le associazioni è inaccettabile anche il cosiddetto decreto immigrazione, che cambia le regole del processo per il riconoscimento della protezione internazionale e prevede nuovi Cie in ogni regione. Secondo Susanna Manetti di Antigone, il provvedimento di Minniti è in “continuità con il decreto sicurezza di Maroni: si danno poteri eccessivi ai sindaci sceriffo, perché come ha detto lo stesso ministro presentando il decreto bisogna rispondere alla percezione di insicurezza degli italiani – spiega -. Ci saremmo aspettati un decreto sulla sicurezza sociale, non questo”.
Per Loredana de Petris, di Sinistra italiana, i due decreti “mettono in campo una serie di operazioni e di norme che rischiano di minare lo stato di diritto. Nel decreto immigrazione – afferma – si cerca di fare in modo che le richieste di protezione siano limitate e si dà vita a un diritto speciale per i richiedenti asilo in violazione di tutte le norme costituzionali sul giusto processo: si elimina la possibilità di far ricorso al giudice, si elimina anche l’appello. Si potrà ricorrere solo in Cassazione, rischiando di aggravarne il lavoro”.

Anche per Grazia Naletto, di Lunaria e Sbilanciamoci, la scelta del governo è quella di limitare la tutela giurisdizionale per i richiedenti asilo. “Si vuole circoscrivere la trattazione di questa materia nell’ambito delle politiche di sicurezza e di ordine pubblico. Per questo – spiega – si vuole rilanciare e ampliare il sistema di detenzione amministrativa, con l’apertura di nuovi Cie. E si sceglie di destinare 13 milioni di euro al rafforzamento del sistema di rimpatrio. L’inefficacia di queste azioni è stata evidenziata a ogni livello negli ultimi anni”. Corallina Lopez Curzi di Cild ha espresso preoccupazione sugli accordi bilaterali portati avanti dal governo con i paesi di origine dei migranti: “Già nel 2012 il nostro paese è stato condannato dalla Cedu per violazione dei diritti per il caso Hirsi – sottolinea -. Temiamo che nonostante questo il governo continui con la strategia degli accordi bilaterali per accelerare sui rimpatri, come già fatto con il governo libico e ancor peggio con il governo di Al Bashir in Sudan”.