Immigrazione, Reggio Calabria ricorda i morti in mare

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Ad un anno esatto da quel tragico 3 giugno 2016, giorno in cui si tenne la commovente cerimonia di tumulazione delle 45 vittime di naufragio giunte al porto di Reggio Calabria a bordo del pattugliatore Vega della Marina Militare italiana, la Città celebra la sua prima “Giornata della Memoria per le vittime delle migrazioni”.

Nel piccolo cimitero di Armo, alla presenza delle autorità civili e religiose, si è pregato per i morti in mare e per i tanti migranti che perdono la vita durante il tragitto per raggiungere l’Europa. Qui sepolti nella nuda terra ci sono le 45 salme giunte lo scorso anno sulla nave Vega, ma ci sono anche altri migranti morti che la città di Reggio ha accolto.

Il Parroco della Chiesa Maria SS. Assunta Alain Mutela Kongo ha commemorato i morti, ricordando che lì nella nuda terra ci sono anche persone probabilmente musulmani, e che qui in Calabria hanno trovato degna sepoltura.

La corona di fiori in mare e il sax che suona

Un secondo momento celebrativo si è svolto al porto di Reggio, sulla banchina di Levante, nell’area antistante la sede della Lega Navale Italiana, a pochi passi dal punto di attracco dove le navi della Marina Militare sbarcano i migranti salvati dalle acque del Mediterraneo. Qui gli assessori comunali Nino Zimbalatti e Lucia Nucera, accompagnati dalle altre autorità cittadine, sono saliti a bordo dell’imbarcazione EVA I, barca a vela sequestrata agli scafisti ed oggi assegnata alla Lega Navale Italiana, dalla quale hanno deposto in mare una corona di fiori in ricordo di tutte le vittime delle migrazioni. La breve cerimonia è accompagnata dall’intervento dei musicisti del Museo dello Strumento di Reggio Calabria, che eseguiranno “Fishing dead men”, brano originale, scritto per l’occasione dal maestro Demetrio Spagna, con Giovanni Carone alle percussioni e Demetrio Spagna al sax. Ad assistere alla cerimonia anche i minori migranti ospiti della casa famiglia della Congrega della SS.Annunziata, gestita dalla Comunità Papa Giovanni XXIII.