Il potere del tacco 12

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Il potere del tacco 12

Arriva sui suoi tacco 12, vestito lungo blu elettrico, altera, alla Fiera delle Start up dello Stretto. E’ Veronica Benini, in rete @Spora: “sono figa, non posso essere anche simpatica”. Ed invece Spora, mantenendo l’esser figa, è simpatica: argentina di nascita e toscanaccia per passione, ha fatto del portamento e dell’amore per le scarpe il suo mestiere.

Parla, spiega alle donne come camminare sui tacchi, svela segreti di questo simbolo ricco di significati, con l’obiettivo di insegnare a tutte le donne che lo desiderano i trucchi della camminata perfetta.
Veronica racconta di essere un’immigrata, o meglio una cittadina del mondo, figli di italiani emigrati in Argentina, lei è nata e cresciuta lì. Quando i suoi genitori hanno deciso di rientrare in Italia lei era già grande e con l’università da affrontare. Così dopo alcuni anni trascorsi in Italia arriva l’Erasmus in Francia e Spora resta lì a laurearsi e a lavorare. E’ ingegnere con la passione per i tacchi e la voglia di non perdere la sua femminilità in un luogo di lavoro prettamente maschile. Un tumore, un matrimonio finito e la forza di mettersi in gioco e ricominciare proprio dalla sua passione per le scarpe: è nato Stiletto Academy.
Parla di tacchi killer, di ballerine ma spiega soprattutto alle donne ad aver fiducia in sé stesse e come i tacchi siano simbolo di femminilità – ma questo lo sapevamo- e di potere. Già di potere! Basta essere dodici centimetri sopra il suolo e con la schiena arcuata per ritrovare il centro del potere: il nostro sesso! Ecco, il segreto sta tutto lì, nel sentirsi e nel sentire di essere donne/femmine.
Dunque, le scarpe con il tacco 12 sono un simbolo, è chiaro e mentre Spora parla ecco che mi torna in mente Slavenka Drakulic e il suo libro Balkan Express.
Sono gli anni Novanta, della fine della Jugoslavia e lei racconta l’altra faccia della guerra, le storie personali perché la guerra non si combatte soltanto al fronte ma tocca tutti noi, dovunque.
Racconta di una giovane donna, profuga, che cammina in un paese in guerra su un paio di scarpe di vernice nera col tacco alto, perché se ha perso tutto, ha bisogno di sentirsi una persona normale. Rifiuta le scarpe di tela, sa ancora ridere ed è truccata, come se il trucco, il tacco 12, gettassero un ponte che va al di là del tempo, della guerra, della sua stessa tragedia.
“La verità- scrive Drakulic- è che la parola profugo mi fa venire in mente donne col fazzoletto nero in testa, vestite miseramente, le facce piene di rughe, le caviglie gonfie e le unghie sporche. Chi è questa gente, mi chiedo e mi rendo subito conto che è una domanda strana, una domanda a metà tra il clicè creato dai media e il fatto che non sono persone diverse da noi, solo meno fortunate”.
“Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe”, dice un proverbio indiano. Lo stesso vale per la donna, prima di giudicare una donna che ancheggia su un tacco 12, forse varrebbe la pena di indossare la scarpa, far parlare il tacco, che, sicuramente, in bilico su un equilibrio instabile, sarà in grado di raccontare una storia, le tante storie delle donne che cercano il loro equilibrio, divise tra doveri e responsabilità, ma con una spinta verso il proprio femminino. Donne che riescono a sollevarsi, fino a sognare, grazie ad un lucido stiletto.
 

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Paola Suraci
Giornalista indipendente. Mi occupo di Sud, di terre dove l'emarginazione ha diverse facce. Racconto storie di uomini e donne che lottano per non arrendersi, per cambiare, racconto un altro Sud che spesso non ha voce. Guardo al Mediterraneo e ai fenomeni migratori auspicando la mescolanza di culture.