Ho lasciato le Filippine e ora sono italiana

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Ho lasciato le Filippine e ora sono italiana

E’ una donna determinata e dallo sguardo gioioso Cristina Gasper Loyola, metà della sua vita trascorsa in Italia a lavorare e mandare soldi nelle Filippine, da dove è partita a ventisei anni.
“Sapevo da quando ero bambina, – racconta Cristina – che sarei andata via, dovevo farlo per salvare la mia famiglia dalla povertà. Mia madre ogni giorno faceva fatica a mettere qualcosa nel piatto per il pranzo. Mangiavamo riso, sempre, quello non manca mai in casa di contadini, ma ricordo bene che un uovo per poterlo far mangiare a tutta la famiglia, sei persone, lo sbatteva con un po’ di latte di bufala e lo friggeva. Un uovo per sei persone, ogni tanto”.

“Noi eravamo poveri, molto poveri, ma vedevo i miei vicini di casa, che avevano la fortuna di avere un familiare all’estero, vivere meglio, mangiare meglio e cambiare vestiti. Per questo ho capito che anche io dovevo partire. Sono stata determinata e finite le scuole superiori, a 17 anni, ho lasciato la campagna, a nord di Manila e sono andata in città, a Manila, contro il volere di mio padre, per studiare e lavorare. Di giorno lavoravo e di sera studiavo ragioneria, all’Università, e quando tornavo a casa il fine settimana portavo un po’ di soldi. Ma non bastava, volevo andar via dalle Filippine. Aspettavo solo l’occasione giusta, il passaporto era pronto. Nel frattempo mi sono sposata, ma mio marito sapeva benissimo come la pensavo: chi di noi due trovava l’occasione per andare all’estero, doveva partire, tanto prima o poi ci saremmo ricongiunti”.
Nel 1987 è arrivata la mia occasione, ero pronta. La sorella di una mia amica era in Italia e mi offriva metà biglietto per andare, dovevo trovare gli altri soldi, 40 mila pesos, un milione di vecchie lire. Tanti soldi, ho fatto debiti, anche perchè i soldi della buon’uscita non bastavano e sono partita. Sono arrivata in Francia e lì sono rimasta per due settimane. Dovevo raggiungere l’Italia, Reggio Calabria, ma i miei documenti non erano in regola, per l’Italia ero clandestina, ma ero felice e sapevo che il mio sogno si stava realizzando”.
“Sono stata fortunata, comunque, perché sono subito riuscita, grazie alla prima sanatoria che c’è stata in Italia, ad avere i documenti per essere in regola. Ho lavorato duramente e per un anno ho dovuto risparmiare molto, dovevo pagare i debiti che avevo nelle Filippine. Mi sono rivolta, così ad una donna che prestava soldi, una usuraia, una mia connazionale, mi ha prestato un milione di vecchie lire, ma io ne avrei dovute restituire molte di più. Ho accettato, non avevo altra scelta: ho mandato subito i soldi nelle Filippine così i miei familiari non avrebbero avuto problemi e io qui, per un anno intero, ho solo lavorato e risparmiato. Per non avere spese ho lavorato “notte e giorno” a casa di una famiglia, avevo solo il giovedì libero, ma almeno così non pagavo casa e non spendevo soldi per mangiare”.
“Dopo due anni sono riuscita a far venire in Italia anche mio marito, anche lui è entrato da irregolare. E’ arrivato prima in Cecoslovacchia, poi in Jugoslavia, il 13 dicembre sono andata a prenderlo a Roma ed è stato bellissimo rivederlo”.
“In Italia sono nate le nostre figlie, Aila e Lany, io per tanti anni ho continuato a mandare soldi ai miei fratelli, per farli studiare e mangiare, ci sono riuscita e sono fiera. Dopo alcuni anni ho portato in Italia anche mia sorella, la più piccola, ma lei ha avuto la strada spianata, è entrata in Italia, già con un contratto di lavoro ed in regola”.
“Non penso di tornare più a vivere nelle Filippine, la mia vita è qui. Nel 2012 ho ottenuto finalmente la cittadinanza italiana e cosa strana, sono stata la prima della mia famiglia ad arrivare in Italia, ma l’ultima ad avere la cittadinanza. Mio marito, infatti, l’ha chiesta nel 2004 ma ha dovuto aspettare cinque anni prima di ottenerla, nel frattempo la mia primogenita ha compiuto 18 anni, ed ha fatto richiesta di cittadinanza, era il 2007, a luglio del 2009 è arrivata finalmente la documentazione per mio marito, che avendo a suo carico anche l’altra figlia minore, Lany, 14 anni, ha ottenuto anche lei la cittadinanza. Io sono cittadina italiana dal 2012, e ne sono fiera, ho anche votato alle scorse elezioni per il rinnovo del Parlamento”.