Dl immigrazione, le reazioni delle associazioni

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L’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto su immigrazione e sicurezza, voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha sollevato immediate reazioni e prese di posizione di realtà associative, sindacati ed enti attivi nel campo dell’immigrazione e della difesa dei diritti umani.

“Logica meramente securitaria e di ordine pubblico”. ” La prima preoccupazione deriva dalla scelta politica di inserire il tema immigrazione, che ha risvolti importanti in termini di coesione sociale, in un decreto dedicato alla sicurezza. Ancora una volta si è scelto di seguire una logica meramente securitaria e di ordine pubblico, con il rischio di penalizzare la stessa condizione di immigrato”. E’ il commento della Fondazione Casa della carità e del suo presidente don Virginio Colmegna, secondo cui “l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari “avrebbe come prima conseguenza l’aumento del numero degli immigrati irregolari. Molte persone diventerebbero dei “fantasmi” senza diritti, con il possibile rischio che siano esposti a devianza, lavoro nero e delinquenza e alimentando, di conseguenza, la diffidenza della popolazione, con il rischio che essa si trasformi in episodi di intolleranza e conflitto come quelli che si sono registrati negli ultimi mesi”. Altrettanto preoccupante è la scelta di prolungare da 90 a 190 i giorni di trattenimento nei cosiddetti “centri di permanenza per il rimpatrio”, dove verrebbero sostanzialmente rinchiuse persone che si troveranno private della loro libertà, senza aver commesso alcun reato. E ancora “non è affatto positiva la riduzione dei beneficiari del sistema Sprar, escludendo i richiedenti asilo. I progetti inseriti nel sistema SPRAR, infatti, in questi anni si sono dimostrati efficaci nel produrre reale inclusione dei migranti e coesione sociale per i territori. I centri di accoglienza di grandi dimensioni, su cui il governo ha invece scelto di puntare, abbiamo visto, non favoriscono l’integrazione, in particolare delle persone più vulnerabili o segnate dalla sofferenza psichica, e in alcuni casi si sono dimostrati perfino centri di malaffare”.

“Non eliminare l’esperienza positiva degli Sprar”. E’ la richiesta degli assistenti sociali.“Se qualche aggiustamento sarà necessario apportare alla nuova normativa – scrive il Presidente Gianmario Gazzi – esso non deve andare nella direzione di cancellare questo istituto che rappresenta la migliore modalità di accoglienza e integrazione diffusa nel territorio attraverso il coinvolgimento diretto dei Comuni. Auspichiamo che si eviti di ricreare dei Centri di accoglienza che oltre a non rispondere agli obiettivi che il Governo si prefigge, rischiano di alzare ulteriormente il livello di allarme sociale e di conflitto. Siamo convinti che la questione sia da affrontare in sinergia e con maggiore solidarietà anche da parte dei Paesi aderenti all’Unione Europea”. L’Ordine “valutata positivamente la scelta del Governo di considerare emendabile il testo del Decreto Legge” e si dice pronto ad essere audito “per presentare proposte e pareri che scaturiscono dalla esperienza quotidiana che gli assistenti sociali da anni hanno maturato in tema di immigrazioni, sicurezza e giustizia sociale.”

Sindaci preoccupati. Quella di ridimensionare il sistema di accoglienza dei Comuni a favore del sistema emergenziale dei centri di prima accoglienza “è una scelta che avrà ricadute sui territori: una maggiore concentrazione della presenza degli stranieri con l’effetto inevitabile di una difficoltà maggiore nella gestione dell’integrazione, e il venir meno della clausola di salvaguardia, quel criterio, cioè, che parametrando il numero di ospiti al numero di abitanti salvaguardava la convivenza degli uni e degli altri, questione centrale per i sindaci che della vivibilità dei territori sono primi garanti”. È il commento del delegato dell’Anci per l’immigrazione, Matteo Biffoni, al decreto legge approvato oggi in Consiglio dei ministri. “Sono, infatti, proprio i centri come i Cas – continua Biffoni – ad aver creato più malcontento tra la popolazione, per l’eccessivo impatto sulle comunità e la mancanza di adeguati percorsi di integrazione. Non sono opinioni, sono fatti, puntualmente riportati dalla stampa. Non comprendiamo il senso di questa scelta. Nei mesi scorsi sono state attivate tante e importanti collaborazioni virtuose tra sindaci e prefetti, collaborazioni che sono state l’ossatura di una gestione coordinata del problema”. Per Anci anche la revisione del sistema dei permessi umanitari “si sarebbe potuta effettuare ma tutelando i nuclei familiari, le categorie vulnerabili e infine condizionando la concessione a una reale volontà di integrazione. Perché davanti a un sistema di accoglienza diffusa che funziona ed evita conflitti sociali sui territori si cambia completamente rotta? “Il Governo ha deciso di andare avanti da solo. Di non parlare con i Comuni, che ad Anci hanno espresso in maniera inequivocabile tutta la loro preoccupazione, anche di tenuta dell’ordine pubblico, di insicurezza, di lacerazione della coesione sociale”. “Convocheremo sedute straordinarie della Commissione Immigrazione, poiché è necessario vigilare sugli effetti che il provvedimento può avere sui territori. Invitiamo i capigruppo parlamentari a venire, ad ascoltare quello che hanno da dire i sindaci. Siamo certi che ne potrà derivare un confronto costruttivo, che permetterà al Parlamento, in sede di conversione, di correggere scelte che metterebbero in grande difficoltà tutte le comunità locali”.

“Ulteriore passo nelle politiche migratorie repressive”. E’ il commento di Anne Garella, capomissione Msf in Italia; l’associazione si dice “preoccupata per le disposizioni sul superamento del sistema di protezione per richiedenti asilo (Sprar)”. Msf parla di “indiscriminato arresto dei flussi e criminalizzazione della migrazione, in mare e in terra, senza alcun interesse per la vita, la salute e la dignità di migliaia di uomini, donne e bambini”. “Attendiamo di conoscere in modo più preciso i criteri di assegnazione del nuovo permesso di soggiorno per cure mediche, nella preoccupazione che rischino di essere escluse e lasciate in condizioni di marginalità persone che soffrono di problemi di salute con sintomi non facilmente riconoscibili. Molti di questi pazienti li vediamo ogni giorno nel centro Msf per vittime di tortura e in altri luoghi in Italia” continua Garella. “Con queste misure, l’Italia sta girando le spalle a chi ha disperato bisogno di protezione e assistenza” dichiara Claudia Lodesani, presidente di Msf Italia.

“Pericoloso passo indietro”. Da Acat Italia (Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura)  che nelle settimane scorse ha sottoscritto una lettera aperta indirizzata al presidente della Repubblica e promossa da Naga Onlus, arriva l’ulteriore invito a non firmare il decreto, facendosi “garante di quei valori e di quei principi che oggi qualcuno vorrebbe mettere da parte”. “Siamo estremamente convinti che questo decreto rappresenti un pericoloso passo indietro in termini di politiche sull’immigrazione e inclusione sociale”. “Dispiace constatare – prosegue la nota – come ancora una volta immigrazione e sicurezza viaggino su binari paralleli come  a dire che il pericolo è rappresentato dall’altro, dallo straniero, ma quello che desta maggiore preoccupazione è la scelta, incomprensibile, di aumentare i fattori di esclusione”.

“Un sistema che esclude i richiedenti asilo è un grave arretramento”. “Affrontare un tema così delicato e di così grande portata in un testo unico con il tema della sicurezza è fuorviante, perché è come etichettare a priori i migranti paragonandoli a criminali”, commenta Luciano Squillaci, Presidente Fict. “L’eliminazione di fatto del permesso per motivi umanitari va ad intaccare il concetto di accoglienza che diventa eccessivamente  filtrata e permette a rarissime eccezioni di essere accolte, creando anzi file di clandestinità e incentivando il mercato dell’illegalità”, prosegue. Sull’esperienza degli Sprar Squillaci critica “l’utilizzo del sistema di protezione solo per titolari di protezione internazionale (parliamo di pochissimi) e per minori stranieri non accompagnati”. “Un sistema che esclude i richiedenti asilo è un grave arretramento.- conclude – Lo Sprar è un sistema riconosciuto come la forma più avanzata di welfare di comunità e che risponde ad un principio di accoglienza costituzionale ed internazionale.”

“Ennesima risposta sbagliata”. Per la Cgil si tratta di “un intervento legislativo che ancora una volta interviene nella dimensione umanitaria e sul principio di accoglienza, con l’obiettivo di spingere ancor piu’, in assenza di specifiche regolazioni come i flussi d’ingresso, verso l’assioma immigrazione – irregolarita’”. Il decreto, aggiunge la Cgil, “opera un giro di vite su questioni che andavano affrontate in modo opposto. Si cancella, per esempio, il permesso di soggiorno per motivi umanitari, introducendo solo due tipizzazioni ammissibili: di salute e stato di calamita’. Viene superato il modello Spar di accoglienza diffusa per tornare ai centri con alta concentrazione. Si interviene nel procedimento con limitazioni al gratuito patrocinio e alla cancellazione della possibilita’ di ricorso. In un’ottica securitaria viene incrementato il numero di reati per i quali puo’ essere revocata, o sospesa nei casi nei quali non si sia arrivati a sentenza, la protezione internazionale e la cittadinanza”. Per la Cgil si tratta di “un insieme di norme  che nei fatti limitano la sfera dei diritti e che spingono verso la condizione di irregolarita’”.

“Più una risposta simbolica all’opinione pubblica che ai problemi concreti”. Liliana Ocmin, Responsabile nazionale della Cisl del settore immigrati sottolinea come sulla legittimità costituzionale del decreto legge “bisognerà attendere il parere autorevole ed importante del Presidente della Repubblica Mattarella, garante dei principi umanitari contenuti nella Costituzione”. Per il sindacato è necessaria una legge organica sul tema dell’accoglienza dei profughi e dei richiedenti asilo politico, “superando le lacune e le disfunzioni  del nostro attuale sistema”. “Leggeremo attentamente il testo, anche se indubbiamente il provvedimento appare più come una risposta simbolica all’opinione pubblica che ai problemi concreti della protezione e della integrazione. – sottoliena Ocmin –  Permane l’idea di voler trattare in maniera restrittiva il tema della protezione umanitaria e del diritto d’asilo legandolo impropriamente a quello della sicurezza, stabilendo criteri specifici per il riconoscimento della protezione umanitaria in favore solo di chi è vittima di schiavitù, sfruttamento lavorativo, tratta, violenza domestica, nonchè in favore di persone provenienti da paesi martoriati da calamità naturali, di migranti bisognosi di cure mediche, persone che si sono distinte per il loro impegno civile. Ci auguriamo che oltre alla protezione umanitaria sia prevista dallo Stato la presenza di specifici centri di accoglienza per le donne vittime di tratta e violenza, così come accade oggi per i minori stranieri non accompagnati”.

“Si rischia più irregolarità”. Molte le criticità e non viene risolvere il problema della regolazione dei flussi: quesato il commento di Antonio Russo, consigliere della Presidenza nazionale Acli con delega all’immigrazione. “Emergono delle violazioni del diritto internazionale, come ad esempio l’abolizione della protezione umanitaria, che si vorrebbe sostituire con un criterio assolutamente arbitrario, come quello dei meriti civili. Chi decide se un atto socialmente rilevante è meritevole di dare al migrante che lo compie lo status di rifugiato? Ci sembra che sia legata a principi di arbitrarieta’ anche la norma secondo cui verra’ tolto lo status di rifugiato al migrante che commette un reato per il quale e’ stato condannato solo in primo grado, abolendo, di fatto, un diritto fondamentale come la presunzione di innocenza, prevista fino al terzo grado di giudizio. Un’altra norma contenuta nel decreto che reputiamo lesiva di un diritto fondamentale della persona – come la liberta’ – e’ quella che porta il termine di permanenza nei Centri di accoglienza da 90 a 180 giorni. In sostanza tutte queste norme – ha concluso Russo – rischiano di creare ancor piu’ irregolarita’ di quella gia’ esistente, anche a causa del dilatamento dei tempi che si avra’ con l’aumento dei ricorsi”. (RS/DIRE)