Diecimila volumi in trenta lingue diverse, ecco la Biblioteca interculturale

0
288
Diecimila volumi in trenta lingue diverse

Poter leggere un libro nella propria lingua, custodire la cultura nella quale si é cresciuti e trasmetterla ad altri significa valorizzare un patrimonio che per chi é costretto ad abbandonare la propria terra, rappresenta spesso l’unico modo per non perdere le proprie radici.

Questo é l’obiettivo della biblioteca interculturale che l’associazione “Cittadini del Mondo” gestisce nel quartiere tuscolano a Roma, in viale Opita Oppio.
Nata nel 2010, ad opera dell’associazione che da anni si occupa di asssistenza socio-sanitaria a favore dei migranti, la biblioteca conta oggi circa 10mila volumi in 30 lingue diverse, dall’Hurdu al Farsi, dal Cinese, al Russo, oltre ad essere l’unica biblioteca in Italia a conservare testi in Tigrino, Amarico e Somalo.
Oltre ai libri, é possible prendere in prestito dvd in lingua originale e utilizzare le due postazioni internet e il wi-fi gratuito a disposizione in tutta la struttura.
Un’opportunità importante non solo per quanti, arrivati da altre Paesi, possono continuare a mantenere un legame con la propria cultura, ma anche per tutti quelli che sono incuriositi da lingue e letterature diverse e hanno cosí la possibilità di conoscere altre culture.
La biblioteca, che è ospitata nell’ex casa del portiere della scuola “Damiano Chiesa”, è nata per essere un «luogo di interscambio tra italiani e stranieri – come ci spiega il responsabile della struttura, Paolo Guerra – in cui si possano sviluppare percorsi di convivenza basati sulla conoscenza e sul rispetto reciproco ».
Per questo, accanto al servizio di prestito di libri e dvd, l’associazione Cittadini del Mondo ha attivato ogni mercoledí uno sportello sociale che offre supporto ai migranti su questioni sociali, sanitarie, legali o lavorative.
«Tra i 300 utenti che attualmente frequentano la biblioteca – continua Guerra – ci sono anche moltissimi giovani, soprattutto le seconde generazioni, ovvero i figli di immigrati naturalizzati italiani, di provenienza extra-europea».
Per tutti loro quello che offre la biblioteca é soprattutto un servizio utile per riscoprire, valorizzare e rimanere in contatto con la propria cultura.
La Biblioteca Interculturale si trova a Roma, in Via Opita Oppio 45a, Roma. E’ aperta dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 18.30.
L’associazione “Cittadini del mondo”
Biblioteca, ma non solo. Sono tante le attività che l’associazione “Cittadini del mondo” porta avanti nell’ambito dell’assistenza e dell’integrazione delle persone migranti. Tre sono i settori principali nei quali si sviluppano le attività dell’associazione, ovvero sanitario, sociale e culturale. Nata nel 2002 grazie all’impegno di un gruppo di medici, professionisti e operatori sociali, l’associazione ha gestito fino al 2010 un presidio socio-sanitario in convenzione con la Asl Roma B, presso una delle sedi dell’Azienda sanitaria.
L’Associazione fornisce anche assistenza sanitaria ai rifugiati politici che risiedono nel Palazzo Selam a Roma, una vecchia sede universitaria abbandonata, che da anni é stata occupata e destinata a ospitare i migranti senza peró aver subito alcuna opera di adeguamento. Il risultato é che la struttura all’interno della quale vivono circa 1.250 immigrati provenienti dal Corno d’Africa, é carente di tutto, dai servizi igienici fondamentali ai locali per poter cucinare e lavare. Una situazione disperata piú volte denunciata dall’associazione “Cittadini del mondo” che gestisce al suo interno da anni controlli medici, campagne di vaccinazione e assistenza sanitaria. Proprio grazie a questo impegno costante l’associazione è stata invitata a partecipare ai tavoli del Consiglio territoriale per l’immigrazione della Prefettura di Roma, nelle giornate dedicate a tematiche inerenti rifugiati e richiedenti asilo.
«Un impegno – come ci spiega la presidente dell’associazione, Donatella D’Angelo – reso ancora piú gravoso dalle carenze di informazioni e di agevolazioni da parte dello Stato che non agevola in alcun modo questo tipo di attività». «Lavoriamo in condizioni estreme – prosegue la dottoressa D’Angelo, che oltre ad essere la presidente dell’Associazione é medico di base specialista in medicina interna – al freddo, in assenza di luce, ma il primo ostacolo da abbattere rimane l’ignoranza diffusa a tutti i livelli sul diritto alla salute e all’assistenza sanitaria da parte di persone che in fuga dale loro terre, arrivano in cerca di un futuro migliore».
E in molti proprio grazie all’associazione l’hanno trovato, come Bereket che é arrivato dall’Eritrea con un arto completamente atrofizzato e ora, grazie alle cure della dottoressa D’Angelo, é tornato a fare il suo mestiere, come calzolaio di Palazzo Selam.

Scritto da Fausta Tagliarini