Cittadinanza, Sirine sogna la maglia azzurra per i mondiali di boxe. Il caso arriva alla Camera

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Sirine Charaabi
Foto profilo Fb

Capelli raccolti e vestito bianco, Sirine Charaabi parla davanti ai giornalisti a Montecitorio, in conferenza stampa organizzata dal deputato Khalid Chaouki per rilanciare la sua storia, di ragazza tunisina ma arrivata in Italia all’età di due anni, in attesa della cittadinanza italiana. Rilanciano l’appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella perché senza la cittadinanza in tempi brevi la ragazza non potrà partecipare né agli europei di boxe che si terranno a luglio a Sofia né ai mondiali previsti per settembre in India.

L’appello a Mattarella

Il presidente Mattarella può concedere la cittadinanza italiana per meriti sportivi. Il precedente c’è e si chiama Yassine Rachik, atleta nato in Marocco ma cresciuto in Italia, che nell’estate del 2015 è diventato cittadino italiano per meriti speciali grazie al decreto del capo dello Stato.

Sirine ha compiuto ieri 18 anni e la passione per la boxe la accompagna da quando era piccola. Adesso frequenta il quarto anno di ragioneria ma il sogno è indossare la maglia azzurra dell’Italia ai mondiali. La passione per il pugilato è nata grazie al cugino, appassionato di questo sport. “Sono entrata dentro una palestra grazie a lui, e da lì non sono più uscita: sono 12 anni che mi alleno”, sottolinea, raccontando che quando il maestro, Giuseppe Perugino, l’ha vista, così piccola, tirare pugni al sacco, ha capito che aveva il talento nel sangue.

“Sirene è una nostra italiana senza cittadinanza e con lei proviamo a fare l’ennesima battaglia sulla cittadinanza, in un paese come l’Italia che non è in grado di valorizzare i suoi giovani cittadini: un milione di ragazzi nati o cresciuti qui ma non considerati cittadini per una legge obsoleta, che amareggia la loro quotidianità e li fa vivere in zona d’ombra – sottolinea il deputato Khalid Chaouki – Bisogna sostenere questa battaglia che è una battaglia di civiltà. Portare Sirine ai mondiali come abbiamo già fatto con Yassine Rachik agli europei, vuol dire permettere a questi giovani di vestire la maglia azzurra e di vincere per l’Italia”.

La petizione online

La battaglia di Sirine è iniziata con una petizione che lei stessa ha lanciato sulla piattaforma Change.org e con una lettera mandata al presidente Mattarella. “Sono nata in Tunisia ma arrivata qui a due anni per il lavoro di mio padre – spiega -. Ho frequentato tutte le scuole qui fin dall’asilo e mi sono sempre sentita parte della classe, e della società. L’italiano è la mia prima lingua, ho una mentalità italiana, ragiono come tutti i miei coetanei. Grazie a mio cugino un giorno sono entrata nella palestra di pugilato e la boxe è la mia grande passione. All’età di sei anni ho iniziato a gareggiare ai giochi gioventù, poi ho vinto la prima medaglia d’argento e poi l’oro – racconta Sirine -. Ma senza cittadinanza non ho mai potuto gareggiare nelle competizioni ufficiali, andavo ai ritiri, ma non potevo competere. La maglia azzurra l’ho indossata finora solo nelle amichevoli: al primo match con la nazionale ho pianto per l’emozione. Ora il mio obiettivo sono gli europei di Sofia a luglio, e poi mondiale in India. Chiedo per questo la concessione al presidente Mattarella della cittadinanza per non farmi perdere la possibilità di portare l’Italia sul tetto d’Europa. Perché io sono italiana”.

Alberto Tappa, della Federazione pugilistica italiana ha ricordato che se Sirine ha partecipato ai campionati italiani junior è solo grazie allo ius soli sportivo, che la federazione pugilistica ha adottato fin dall’inizio anche prima che il Coni stesso lo recepisse. “Abbiamo consentito a cittadini stranieri di partecipare a campionati italiani, a tante promesse e a tanti atleti di livello potevano salire sul podio – spiega -. Su circa 8-9000 atleti agonisti che abbiamo ogni anno, circa 878 atleti sono considerati cittadini stranieri. Credo che oggi dobbiamo fare un passo avanti e non deludere le aspettative di questi atleti, come Sirine”.

Camilla Sgambato, deputata Pd è stata maestra di Sirine. “Lei è nostra figlia, perché i figli sono di chi li cresce – sottolinea – E spero che oggi Sirine possa essere apripista per questa legge ferma al Senato. Questa è una battaglia che facciamo per l’Italia, il nostro paese ha bisogno di questi soggetti che vivono qui, che ne condividono i costumi. Sirine non è tunisina, è campana, casertana”.

La legge ferma al Senato

Intanto al Senato la legge di riforma per la cittadinanza, dopo una lunga attesa è stata calendarizzata per prossimo 15 giugno. “Sirine non è sola, siamo più di un milione in attesa di questa legge che ancora non viene approvata e per la quale siamo costretti in maniera assurda a fare rumore – sottolinea Kwanza Musi Dos Santos, rappresentate di Italiani senza cittadinanza -. Il nostro movimento è nato dal basso per rappresentare tutti quei giovani considerati stranieri solo perché non hanno un pezzo di carta”. “Il tema della cittadinanza è ormai sentito da decine di migliaia di italiani – aggiunge Luca Francescangeli di Change.org. – E’ un interesse dell’opinione pubblica che si sostanza anche su piattaforme come la nostra. Ad oggi per Sirine abbiamo raccolto circa duemila firme. Ma ci sono anche tanti altri italiani cresciuti qui che aspettano un cambiamento nella norma ferma da un anno e mezzo”.