Centro Astalli/Adam: ho raccontato la mia fuga dal Darfur al Papa

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Centro Astalli/Adam: ho raccontato la mia fuga dal Darfur al Papa

Si chiama Sidig, anche se per rendere più facile la pronuncia del suo nome, si fa chiamare Adam, come il suo cognome, è un rifugiato e viene da una terra martoriata come il Darfur, il ragazzo che oggi ha raccontato la sua storia a Papa Francesco, nella Chiesa del Gesù a Roma.

Una storia di guerra, come lui stesso ha detto al Papa, alla quale, dopo enormi sofferenze e ingiustizie, è stato costretto a partecipare, ma che ha deciso di abbandonare nel momento stesso in cui si è trovato faccia a faccia con quello che avrebbe dovuto essere il nemico, ma che in realtà era suo fratello maggiore.
E la sua fuga è finita in Italia.
Come hai vissuto l’incontro con Papa Francesco?
È stato un incontro molto emozionante, una felicità immensa. Solo una settimana fa mi hanno detto che avrei avuto l’opportunità di parlare davanti a lui, di raccontargli la mia storia e allora ho cercato di prepararmi per farlo al meglio, per far capire le difficoltà, le sofferenze, ma anche la speranza di tutti i rifugiati in Italia.
Da quanto tempo sei in Italia e come ti trovi nel nostro Paese?
Sono arrivato nel 2004 e all’inizio è stato molto difficile, come per chiunque arriva in un Paese straniero, senza avere soldi, nè un posto dove stare ed è costretto a ricominciare tutto da zero. Bisogna essere forti e non perdere la speranza e la fiducia nella bontà degli altri. Io ho trovato il Centro Astalli e grazie a loro ho potuto mangiare e frequentare una scuola di italiano.
E dove dormivi?
Appena arrivato a Roma non trovavo un posto e quindi per i primi tempi dormivo in un magazzino nei pressi della stazione Tiburtina, eravamo in 400 a dormire lì.
E poi?
Dopo due anni ho trovato un lavoro, ho iniziato a guadagnare e molte cose sono cambiate, ho potuto finalmente cominciare a costruire la mia vita. Ora in Italia vivo bene, ma mi manca la mia famiglia. Non posso tornare nel mio Paese e non li vedo da dieci anni, solo ogni tanto riesco a parlare con mio fratello che vive nella capitale.

Scritto da Fausta Tagliarini