Caporalato, dopo i due braccianti morti in Puglia, parla una mediatrice culturale

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Ancora una volta sono morti due braccianti stranieri, due maliani morti nel “gran ghetto” di Rignano in Puglia. Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, due ragazzi poco più che trentenni che nella notte tra il 2 ed il 3 Marzo sono morti carbonizzati a causa di un incendio all’interno della baraccopoli e che erano arrivati in Italia in cerca di un futuro migliore.

Braccia e non persone, ecco cosa sono, eppure da novembre dell’anno scorso è entrata in vigore la Legge 29 ottobre 2016, n. 199 (Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo). Un passo avanti riguardante l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro non solo da parte dei caporali ma anche di chi guadagna: i datori di lavoro. Ma ancora c’è molto da fare.

Per cercare di capire meglio la realtà abbiamo chiesto a Carmen Florea, mediatrice culturale italo-romena di impegnata nel sociale calabrese da più di 10 anni, se i cittadini sono a conoscenza della legislazione italiana e se i lavoratori sono informati su i loro diritti.

Non sono a conoscenza. L’informazione viene fatta dai operatori PRESIDIO Caritas Diocessana tramite volantinaggio. Si dovrebbero firmare dei protocolli con la Prefettura, INPS, Sindacati e le Forze dell’Ordine, intensificare i controlli (ispettori dell INPS, forze dell’ordine), presidio permanente d’informazione.

Le istituzioni italiane locali sono presenti nel presidiare il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo? E le autorità romene?

Le istituzioni italiane sono presenti solo quando viene fatta la segnalazione, quelle romeni assenti totalmente e sarebbe il momento per una presa di coscienza anche da parte delle autorità romene in quanto il lavoratore vittima di sfruttamento lavorativo è cittadino romeno e anche colui che lo sfrutta, ogni uno deve fare la sua parte. Se la vittima non ha più documenti e non ha soldi per tornare a casa direi che è necessaria anche la presa in carico da parte del Consolato.

C’è una collaborazione tra i vari attori impegnati nel settore?

C’è il massimo impegno della Caritas e in seguito alle segnalazioni Caritas si attivano anche gli altri attori ma ancora non si può parlare di una rete di supporto e contrasto allo sfruttamento lavorativo.

Come persona di riferimento sul territorio, da anni attenta e coinvolta nel informare e aiutare la comunità romena, sei mai stata contattata dalle istituzioni romene e italiane?

Dalle istituzioni Italiane si, da quelle romene mai.