“Avevo una fabbrica in Polonia ma ho ricominciato in Italia”

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Avevo una fabbrica in Polonia ma ho ricominciato in Italia

Sua figlia parla italiano, suo figlio anche il napoletano. Lei è polacca, e passa con estrema disinvoltura dall’esprimersi in italiano al polacco. Dorota, polacca, 50 anni, bel sorriso e mani preziose, da venti anni in Italia, e dopo aver vissuto per i primi anni nella provincia vesuviana, da tempo si è trasferita a Scafati.

Un compagno, venuto per primo in Italia, e due figli, Magdalena e Jurand; quest’ultimo, “made in sud”, il prossimo anno diventerà maggiorenne e chiederà la cittadinanza italiana.
“Quando parla in napoletano – spiega Dora – devo chiedergli di smetterla, se voglio capire qualcosa di ciò che dice”. Jurand frequenta l’istituto tecnico a Scafati, mentre la sorella maggiore, Magdalena, si divide tra lavori saltuari ed il lavoro più faticoso di madre.
Dora, così come tutti la chiamano, viene dalla Polonia, da Bielsko – Biala, un centro che dista circa un centinaio di chilometri da Krakowia. “Facevo la sarta, avevo, – spiega- , una piccola fabbrica di cucito, tutta mia. Una vita del tutto dignitosa, interrottasi bruscamente a causa dei miei soci in affari. Ho dovuto lasciare tutto e decidere di venire in Italia”.
E’ arrivato in Italia prima il compagno di Dora, che per il suo lavoro aveva già dei riferimenti nella zona vesuviana, poi ella stessa e, successivamente, la figlia, all’epoca dodicenne. Magdalena, la figlia, ha imparato l’italiano vivendo nel Belpaese. “Quando sono arrivato ho parlato per lungo tempo solo l’inglese, – racconta- parlavo con alcuni vicini di casa dell’epoca, poi piano piano ho imparato l’italiano”. Oggi, il suo italiano, è perfetto.
La vita non è affatto semplice per Dora e la sua famiglia, tra affitto di casa, bollette da pagare e il lavoro che scarseggia. Intraprendere un’attività in Italia, come quella che aveva in Polonia, è troppo costoso e, forse, neanche conveniente come investimento, con la concorrenza cinese che avanza sempre più velocemente.
Nonostante ciò, Dora non ha intenzione di tornare indietro, di tornare in Polonia.
Il futuro suo e della sua famiglia, nonostante le avversità della vita, per lei è qui.