Il partigiano Smuraglia: razzismo e fascismo sono correlati

Maria Natalia Iriti

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carlo smuraglia
ph: Diego Cilio

Carlo Smuraglia, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani, arriva a Reggio Calabria in un pomeriggio di maggio. Viene da Roma dove ha appena parlato ai ragazzi del liceo Galilei. E’ venuto per discutere con gli studenti della Città metropolitana di un tema molto importante “Nascita di una democrazia. Dalla Resistenza alla Costituzione”, in un incontro organizzato dalla sezione ANPI provinciale.

Nazionalismo, razzismo, antisemitismo, fascismo: quanto sono presenti nella nostra vita, quanto la condizionano?

Sono tutte parole presenti nella nostra vita, noi personalmente, noi europei, e fra un po’ noi mondiali, perché sono problemi che interessano tutto il mondo. Sono ismi di rilevante entità perché strettamente correlati fra loro. L’egoismo sfrenato, unito al razzismo, produce qualcosa che si può chiamare in mille modi ma che, a mio parere, è molto vicino al concetto di fascismo, il fascismo di sempre, non il fascismo del duce, il fascismo che è esattamente il contrario della nostra Costituzione. Sono problemi presenti che finiscono per coincidere con un concetto di fascismo, diverso e più complesso rispetto a quello mussoliniano.

Perché più complesso?

Nel fascismo di Mussolini c’era l’autoritarismo, la violazione delle libertà. C’era anche il razzismo però non erano ancora presenti alcuni sintomi molto gravi che ci sono adesso, di fronte all’intensificarsi del fenomeno dell’immigrazione. C’è una resistenza, da parte di alcuni governi, ma anche da parte di cittadini, nei confronti di un movimento che non potrà essere arrestato. Ci sono 50 milioni di persone destinate a girare per il mondo cercando pace, fuggendo da carestie, guerre e persecuzioni. E’ un fenomeno che bisognerà governare e che bisognerà ripartire tra vari Paesi, ma che non può essere arrestato. E’ illusorio e stupido pensare ai cannoni, ai muri e a tutto il resto. Pensiamo alle grandi restrizioni degli anni Venti che non hanno fermato nemmeno la grande emigrazione italiana verso gli Stati Uniti. Allora non si respingeva con i muri, ma fisicamente: c’erano persone che arrivavano, scendevano dalla nave, non superavano i controlli e venivano rimandate indietro.

Adesso siamo arrivati a una fase più cruda. Questa idea dei fili spinati, dei muri, oltre ad essere un’idea stupida perché non serve, è anche un’idea cattiva: non avere nessuna comprensione per questo prossimo che dovrebbe suscitare la nostra attenzione umana solo per il fatto che li vediamo in cammino, su un barcone, li vediamo fare chilometri, nelle strade dell’Europa centrale, vediamo donne con bambini o incinte, ragazzini completamente soli che girano per il mondo, dovrebbe essere una cosa che ci colpisce tutti, ugualmente.

Questo fatto che ci siano governi che si irrigidiscono, cittadini che considerano tutto questo una diminuzione della propria libertà e delle proprie possibilità, che pensano soltanto “Questi mi tolgono il lavoro” non fa altro che ritardare il momento in cui dobbiamo affrontare i veri problemi, che sono quelli dell’accoglienza, visto che siamo destinati ad accogliere una parte di queste persone. Dobbiamo porci il problema di come li accogliamo. Attualmente ci sono delle cose molto belle  e interessanti fatte in Sud Italia, in Sicilia: sono state raccolte tante persone in mare, c’è stato un prodigarsi, tutti ricordano l’immagine del medico di Lampedusa che abbiamo visto in un film. Però non è ancora il problema dell’accoglienza: è il primo impatto umano, verso il prossimo disgraziato che arriva nella nostra terra e dobbiamo in qualche modo riceverlo e fare in modo che possa andare verso la sua destinazione. Molti vogliono solo passare attraverso l’Italia per raggiungere altri Paesi europei dove c’è più lavoro. Per quelli che restano, c’è il problema dell’accoglienza, che è un problema serio. Noi pretendiamo che imparino la nostra Costituzione, le nostre regole, ma gliele spieghiamo in italiano. Distribuiamo copie della Costituzione anche a persone che avrebbero bisogno di un dizionario.

Quale accoglienza per le persone che arrivano in Italia?

L’accoglienza è una cosa diversa dai Centri di accoglienza:  possono essere il primo passo per non mettere la gente in mezzo alla strada. Il secondo passo potrebbe essere quello di considerarli dei  potenziali cittadini, accettare finalmente l’idea che è assurdo e ignobile che ragazze e ragazzi nati in Italia, figli di genitori stranieri che sono qui da molti anni, debbano aspettare la maggiore età per cominciare una lunga trafila per ottenere la cittadinanza italiana. E’ una vergogna. Ed è una vergogna il fatto che ci sia una legge sullo ius soli bloccata in Parlamento e non riesce ad andare avanti, una legge che dovrebbe riconoscere il diritto alla cittadinanza di chi nasce in un certo territorio.La cosa che mi scandalizza sempre è l’idea che tra  le leggi stanno ferme ci sia anche questa e non perché il Parlamento non riesce a smaltirle. Stanno ferme delle leggi ben precise, che qualcuno non vuole che passino. Rimane ferma la legge sul diritto di cittadinanza, quella sulla tortura. Non abbiamo imparato niente  sui fatti di Genova Abbiamo aspettato che fosse l’Europa a dirci che siamo fuori legge e ancora non riusciamo ad averla.

Colpisce la nostra arretratezza mentale nell’affrontare i problemi che sono di fronte a noi e che, se non li affrontiamo, rappresentano un pericolo, non per quelli che arrivano, ma un pericolo per quelli che non li vogliono ricevere, perché molto spesso la costruzione dei muri finisce per coincidere con istanze liberticide e restrizioni delle libertà. Razzismo  ed autoritarismo finiscono spesso per andare di pari passo “.

Quali sono gli antidoti a questo?

Un grande storico francese una volta, a chi gli domandava se ci sarebbero le condizioni per prodursi un nuovo fascismo, ha risposto: “In realtà la storia non si ripete quasi mai negli stessi termini, però bisogna conoscere la storia perché possono esserci dei sintomi che, se la conosciamo, li avvertiamo per tempo”. Facciamo attenzione: molti fenomeni che avvengono in giro per l’Europa relativi a autoritarismi, negazioni di libertà,  egoismi, razzismi, alla fine rischiano di diventare dei fascismi, regimi autoritari, pericolosi perché quando ce ne accorgiamo è troppo tardi.

Questo è quello che è successo in Italia con il fascismo, sottovalutato in un primo momento nel suo potenziale, con il nazismo, arrivato al potere in modo quasi “naturale”, avvertiti come pericoli non gravi e poi ci sono stati vent’anni di dittatura, guerre, persecuzioni.

Ecco come nasce una dittatura. Non dico che questo sia presente oggi, o domani ma  bisogna muoversi per tempo. Da ciò la necessità dell’impegno forte di tutti, contro qualsiasi “tipo” di fascismo, cominciando dai nostalgici che dovrebbero vergognarsi di andare in giro con dei simboli che sono simboli di morte – svastiche, segni dalla Repubblica di Salò- che hanno rappresentato morte e distruzione per centinaia di migliaia di giovani mandati a morire in guerre sbagliate. Poi ci sono i fascisti del terzo millennio, quelli che dicono “non siamo i fascisti di allora”, ma si comportano come tali.

Poi ci sono i fascisti svelati da un’indagine di Patria, quindicinale on line dell’ANPI, per scoprire cosa circola in rete. Sono state scoperte ben quattrocento associazioni di cui alcune ammantante di scopi sociali e benefici ma che sono in realtà associazioni “fasciste”, nel modo in cui si comportano, nei collegamenti che ci sono fra di loro.

Un altro pericolo è rappresentato dagli egoismi e dal razzismo che circolano anche questi in maniera abbondante sulla rete.

Si comincia col razzismo interno, nord – sud e poi si continua col razzismo più generale, anche senza rendersene conto. Anche questo è un pericolo: bisogna attrezzarsi a combattere tutto questo che è il contrario della nostra democrazia.

E la nostra Costituzione, se Dio vuole, comincia proprio con la parola democrazia. Il primo articolo dice subito che la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Allora facciamo in modo che sia davvero democratica.

 

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